martedì 5 agosto 2014

Gli anni del folk rock in Romagna

Una delle cose che mi ha fatto rendere conto di quanta condivisione la musica porti, è il fatto che tante persone continuassero a dirmi, dopo i concerti dei Radìs, che "canto funebre per un paio di scarpe" fosse la loro canzone preferita... Una canzone che io avevo portato nel repertorio praticamente per caso, e che secondo me era anche un pochino fuori luogo in quanto parla in modo molto personale di cose mie molto personali!
E l'altra cosa che ci aveva gratificato molto era l'aver radunato così tanta gente, tante persone a cui piacevamo e che si sono conosciute tramite i nostri concerti. Elena, forse un po' esagerando e un po' no, mi disse che avevamo creato un movimento! e in un certo senso è vero, avevamo riunito tante persone, di diverse generazioni, prese un po' dal divertimento movimentato del nostro folk rock e un po', spero, credo, coinvolte dal discorso del recupero e dal vivere queste importanti radici.
Scrivo tutto ciò perchè i miei ex-compagni di palco hanno da qualche giorno dato notizia dello scioglimento del gruppo, hanno postato qualche messaggio di saluto a tutti quelli che ci hanno sempre seguito, al movimento appunto (altrimenti detti da qualcuno radicini) e voglio anche io salutare e sopratutto ringraziare tutti quelli che ci hanno sempre seguito.
Tante cose si sarebbero potute fare diversamente, ma la storia non si fa coi "forse", per cui anzichè essere tristi per le scelte che si sono o non si sono fatte (giuste o sbagliate che siano) meglio cercare di essere felici per i momenti belli e coinvolgenti, che sono stati tanti. Oltre a queste soddisfazioni, restano due dischi "Speriamo sia un fiasco" e "Resistere all'inverno" e, almeno per quanto mi riguarda, lezioni importanti per il presente ed il futuro.

Postilla...
LA canzone dei Radìs, per me, penso continuerà ad essere "Sera ad nuvembar". A onor di cronaca, quella ballata la scrissi ai tempi dei Rumori Molesti, gruppo nel quale avevo suonato negli anni prima. Ma i Radìs hanno messo i giusti colori nella canzone. Non so se le parole siano tra le meglio riuscite di quelle che ho scritto, questo non sta a me dirlo, ma quella canzone racchiude secondo me tutto lo spirito dei Radìs in quel momento, il calore e la sincerità delle voci che la cantano, il legame con le nostre radici perchè è scritta in dialetto e per le immagini che evoca, un messaggio di unione, condivisione e fratellanza, la bravura dei musicisti a cui l'ho proposta e che l'hanno suonata, la piva che così come il dialetto rischia di scomparire e che era una delle particolarità del nostro suono. Quando sentiva quella canzone, la gente davanti a noi formava una sorta di abbraccio a catena collettivo contagioso. Era davvero un momento surreale e bellissimo. Grazie allora alla nebbia di Novembre, e agli amici che ci sono stati, a suo tempo, per aiutarci a conviverci.

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