martedì 23 maggio 2017

L'Ignoranza con la i maiuscola

E' tanto che non scrivo ma questa mi deve proprio "uscire".
Un pomeriggio assolato in un parco qualunque di una città della Romagna. Due ragazzi si scambiano qualche bacio su una coperta, sull'erba. Sono abbastanza isolati. Ad un certo punto arriva e si ferma vicino a loro un gruppetto di due "adulti" e alcuni ragazzi, alcuni vestiti da calciatori, altri da "patacchini" come si suol dire da queste parti, altrove dicono "truzzi" o "tamarri"... non saprei come altro tradurre... Li sento fare discorsi sul calcio, qualcuno infama i comunisti, qualcuno smadonna (= bestemmia) ad alta voce, etc... personaggi piuttosto prevedibili e definiti insomma.
A un certo punto uno degli "adulti" si rivolge ai due ragazzi sulla coperta e dice:
"Scusate, scusate, ci sono i bambini."
Giusto, in effetti in quel momento tre bambini (probabilmente erano con loro) si sono avvicinati sul prato, giocando a palla, e i due ragazzi non se n'erano probabilmente accorti. In realtà i bambini poi si allontanano subito fregandosene di tutto, comunque i due ragazzi non si baciano più.
Ma è a questo punto che accade l'inconcepibile. I ragazzi del gruppetto da poco arrivati (mentre continuano i loro discorsi conditi da frequenti porco D...) gettano una bottiglia di plastica di una bibita alle loro spalle, tranquillamente, nel prato. Sotto lo sguardo (e i porco D...) indifferenti dell' "adulto" di cui sopra.
Quindi, in caso i bambini fossero stati attenti alla situazione, ecco cos'avrebbero imparato oggi: che un paio di baci in pubblico sono fastidiosi (effettivamente volersi bene da fastidio a certa gente), però invece bestemmiare e inquinare il verde pubblico va benissimo.

giovedì 31 dicembre 2015

Il resoconto annuale

Ecco, sono a computer a preparare testi e musiche dello spettacolo "Cent'anni suonati" che andrà.. in onda, in scena, in questo ormai molto prossimo anno, il 2016. Di questo parlerò meglio a brevissimo, ma nel frattempo, perso tra frasi in dialetto romagnolo di Sant'Alberto e riverberi dub sui colpi di rullante, mi sono un attimo perso in un po' di pensieri assortiti e mi ricordo di voler scrivere qualche pensiero sui "resoconti di fine anno".
Scrivere è sempre stato terapeutico (per me) e mi aiuta a fare il "punto della situazione", di cose reali e di pensieri a cui devo ancora trovare un ordine.
Stasera, stanotte, la questione è molto banale. Ho la sensazione che natale e capodanno, ed i giorni limitrofi, siano quasi per tutti un momento di bilancio, una decina di giorni in cui si tirano le somme, si cerca di capire cosa poteva andare meglio, quali obiettivi abbiamo fallito, quante rate del mutuo o del cellulare mancano ancora, etc etc etc. La nostra cultura, il nostro calendario ed i nostri sistemi di misura impongono che l'anno si chiuda e che ne cominci un altro...
Fuori una gran nebbia, a mezzogiorno sembrano le 5 di pomeriggio. La stagione ti spinge a stare in casa, con te stesso, e fare due conti. Le disgrazie nel mondo, come ogni anno, si sono accatastate una sull'altra. Io nel mio piccolo osservo e noto sempre più una stanchezza generale, un po' mentale e un po' fisica; la crisi, un po' c'è e un po' non c'è.
Vedo sempre più persone alienate, stanche e bruciate dall'inarrestabile routine della vita che fanno, soprattutto lavorativa, ma che poi di conseguenza impone tempi velocissimi a tutto. Non è un lamento a prescindere, lo so anche io che finchè non siamo in una miniera a spaccare delle pietre fino allo stremo delle forze non dovremmo lamentarci, che finchè non siamo per strada con i morsi allo stomaco dovremmo dire grazie.
Preso atto di questo, la vita è comunque *troppo* veloce. Stiamo pagando la conseguenza di una corsa continua. Parlo con sempre più persone che lasciano un lavoro sicuro (un'anomalìa di questi tempi? un lusso? un errore di sistema?) per tentare una strada diversa. Semplicemente, la realizzazione delle proprie aspettative. Ambizioni è una parola che non mi piace, che di nuovo contiene il concetto di un traguardo, quindi tabelle di marcia e obiettivi da rincorrere. Correre rincorrere e quant'altro. Rimettersi in gioco, per avvicinarsi all'uomo, all'umanità, e riprendersi e ripercorrere tempi umani. Perchè il problema non è il tipo di lavoro che facciamo: è che avevano ragione negli anni '70 con lo slogan Lavorare tutti, lavorare meno... soprattutto adesso. Chi sta lavorando corre inciampa e si fa male, brucia tutte le sue energie ed il suo tempo alla scrivania, in fabbrica, al volante, per fare sempre più lavoro in sempre meno tempo. Avidità, ambizione, carriera. Come scrivevo qualche tempo fa in una canzone, traducendo dal dialetto, "per far prima devi correre, così poi ti resta il tempo di guardare indietro e chiederti perchè hai corso..."  e adesso non resta nemmeno più quel tempo.

Ci stiamo scontrando con i limiti di dinamiche sicuramente già in atto da tanto tempo, da ben molto prima della nostra generazione. Ma abbiamo vissuto un balzo tecnologico inimmaginabile ed ora l'ipotesi di rallentare non è neppure lontanamente concepibile. Ed è invece il primo passo da compiere...

Condivido un pensiero del Dalai Lama:
We face many problems, many of them man-made. It is our responsibility to solve them. We need to use our human intelligence to do this. No one seeks out suffering; everyone just wants to be happy. But out of short-sightedness we hatch plans that bring us trouble. We need to find human solutions. We need to consider the needs of coming generations.

sabato 19 dicembre 2015

Meltin'Pop Produzioni e la perlustrazione musicale

MELTIN'POPPer supportare meglio alcune questioni musicali a cui mi dedico abitualmente, e cioè:
- gruppi in cui suono
- gruppi che aiuto, con cui collaboro, produzioni, co-produzioni
- dischi che registro e/o produco io
ho creato questo marchio: Meltin'Pop.

Ho contattato parecchi locali, festival, associazioni etc e mi sto facendo una mia idea sull'attuale situazione musicale (fine 2015), soprattutto in Romagna nei territori di Ravenna, Forlì, Cesena, Ferrara, Faenza... E' una mia "analisi" da cui cercherò di trarre conclusioni e capire come muovermi... Ecco come a mio avviso viene vissuta attualmente la situazione musicale (concerto o anche DJ set) qui in zona, a livello di bar, pub, incontri più o meno tematici e/o multimediali, etc.

1) Rispetto a tempo addietro, la musica è diventata paradossalmente quasi di troppo! Quasi un fastidio per chi è nel locale e magari vuole solo chiacchierare e tu che suoni sei quasi di disturbo! Credo che sia tutto legato a come viene distrattamente consumata adesso. Sempre in riferimento al fatto che non c'è più un consapevole acquisto ed ascolto del disco, o del cd. Già da disco a cd il comportamento era cambiato (si poteva selezionare subito una determinata canzone) ma comunque generalmente veniva ascoltato per intero. C'erano i singoli, un tempo, per ascoltare la sola canzone di successo del momento. Adesso non viene nemmeno più comprata perchè tanto la radio la trasmette continuamente (FM o web radio che sia). Comunque: si scaricano (raramente acquistandoli) milioni di mp3 che poi nemmeno si ascoltano. Si cambia rapidamente canzone senza nemmeno finire di ascoltarla. E con lo stesso distratto atteggiamento poi si "vive" (per modo di dire) la musica live.
Sto ovviamente generalizzando ma son cose che vedo con i miei occhi.

2) C'è poca curiosità. Sempre in generale ovviamente. Tempo addietro ce n'era un po' di più. Quindi si fa fatica a proporre qualcosa di nuovo. Magari non era automatico che si uscisse per andare a scoprire qualcosa che non si conosceva, però credo che almeno trovandosi in un pub dove stava succedendo qualcosa, ci si affacciava ad ascoltare. Ora spesso è il contrario. Un po' poca curiosità, un po' il discorso che ho appena spiegato al punto 1.

3) C'è comunque poca affluenza per la musica dal vivo nei locali. A meno che una band non sia già effettivamente nota e conosciuta. Vedo che in questo momento funzionano molto meglio le degustazioni.. E questo sempre in base anche ai punti 1 e 2.

4) La situazione già quindi spiegata ai punti 1, 2 e 3 fà si che la band che vorrebbero esibirsi siano sicuramente di più di quanta effettiva possibilità ce ne sia. E questo bene o male è sempre successo. Ma ora la mia sensazione è che locali, circoli etc abbiano "giri" molto più "chiusi". Sempre per colpa degli aspetti deterrenti dei punti 1, 2 e 3 evidentemente quando un gestore trova la band che da lui "funziona", non è tanto disposto a cambiare o provare qualcosa di nuovo. Quindi si creano delle programmazioni molto chiuse, con le stesse band che passano più volte nello stesso luogo e poca disponibilità a variare. Li capisco anche, chi gestisce i locali, in questo momento, però poi l'effetto collaterale è la chiusura delle programmazioni.

5) L'unico effetto positivo del punto 4 è che, tendenzialmente, sempre con le dovute eccezioni, la "qualità" delle proposte è aumentata. E' da un po' di tempo che in effetti ascolto nei localini qui in giro solo musica effettivamente ben suonata. L'originalità è un altro discorso, però la qualità tecnica/esecutiva è molto buona.
Vanno molto, probabilmente per esigenza di spazio, il duo e il trio. Per esigenza, ma poi è diventata anche una tendenza.

Al momento, la situazione mi pare questa. Poi si vedrà.
Le attività di Meltin'Pop sono in via di definizione e partenza. Vedremo tra qualche mese a che punto saremo.

lunedì 7 dicembre 2015

Nel mezzo del cammin, c'è tanta nebbia...

Lo so, è retorico e fine a sè stesso il classico discorso che la vita "moderna" (ma è più corretto odierna) è troppo veloce, ci aliena, non ci lascia tempo da dedicare a noi stessi, alla famiglia, a migliorarci... non è umana. Però è vero.

Chi mi conosce sa che mi sono fatto carico di tanto lavoro e consapevole di questo dico che avevano ragione quando lo slogan era: lavorare tutti lavorare meno. Di lavorare tutti ce n'è un gran bisogno. Ma anche di recuperare la nostra umanità. Avere il tempo di parlarci. Sorriderci.

Ho intrapreso bruschi cambiamenti e sto dedicando un po' di tempo a me stesso. Alcune giornate senza orari stretti, senza tabelle di marcia, senza che le lancette dell'orologio facciano scorrere anche una sorta di cappio. E una cosa che mi sono ritrovato a pensare è, come ho fatto fino adesso a fare tutto? Quante cose trascuriamo, quante persone trascuriamo (inclusi noi stessi ovviamente) continuamente, correndo e correndo?

Fuori c'è una gran nebbia. Da qualche sera (ma già dal pomeriggio) non si vede niente. Questa atmosfera ovattata, lunga, mezza addormentata, chiama la calma. O almeno l'assenza di fretta. Ho sostituito il caffè con il thè. Ci vuole più tempo a berlo, anche a sceglierlo e prepararlo.

Come facciamo a sapere dove stiamo andando, se andiamo di fretta? Siamo sicuri che la direzione sia quella giusta? E poi tutta questa nebbia, non conviene attraversarla più lentamente?

Vedo luci, sagome. Il cappello e la sciarpa sono quasi bagnati. Praticamente piove. C'è questa coperta di umidità fumosa che piove giù, ci piove addosso.
Hanno acceso le luminarie di natale ma anche il natale (che ci si creda o no) viene comunque consumato. E dentro una tabella di marcia anch'esso.

Penso ai luoghi che in questo momento si riempiono di nebbia, come qui. Mentre scompare la mia auto in fondo al cortile, scompaiono i faggi in Appennino nei boschi che ho attraversato fino a poche settimane fa. Spariscono le spiagge. Si sente il mare, tranquillo, quasi immobile. Tutto si calma e si rallenta e vuole nascondersi per un po'.

Spegnere il motore, o per lo meno tenerlo al minimo. Tanto siamo già arrivati. Siamo qui.


lunedì 17 agosto 2015

Quante volte?

Siamo già da secoli troppo oltre, è così che vanno le cose, siamo ben oltre il disprezzo per la vita, ancora più cinici e cattivi, oltre il distacco dalla realtà reale, solo che adesso oltre a tutte le schifose porcate che facciamo a noi stessi e al nostro pianeta, abbiamo per riempirci la testa e la pancia di un sacco di cose futili ed inutili, siamo oltre. Siamo rintronati e felici di esserlo, e purtroppo convinti che le cose vadano bene così.
E' retorico dire e continuare a dirlo, che un altro mondo sarebbe possibile, "se" ?
Sì, sì, è retorico e suona di "consolatorio" e completamente inutile.
Pensiamo a misura d'uomo allora. Non facciamo nessun grande discorso, nessun grande progetto. Lasciamo perdere grandi conflitti e grandi potenze.
Chiediamoci solamente una cosa semplicissima: quante volte durante l'arco della giornata ascoltiamo gli altri? Non "sentiamo parlare",  ma ascoltiamo. Quante volte stacchiamo lo sguardo e la testa dal telefono, dalla TV, dal nostro egoismo, e anzichè parlare e blaterare di noi stessi, come se fossimo sempre noi al centro, ascoltiamo davvero gli altri?

lunedì 30 marzo 2015

Undici storie al Valtorto

Ho già scritto del Mercato del vago e in modo positivamente colpito e positivamente ispirato. Venerdì sera un nuovo disco di questo brillante trio è stato presentato, "Undici storie al confine", che poi è un disco+libro per cui ancora più interessante. Fanno un genere particolare, che non si può piazzare ovunque, eppure anche in questo momento di crisi musicale, di settore, di idee, di voglia di uscire e soprattutto della partecipazione, continuano a suonare e io sono contento per loro. Fare cose coraggiose (e con un senso) merita sempre simpatia e stima.



Il nuovo disco, e quindi la nuova scaletta dei brani del concerto, è un po' più rock e un po' più articolata. La formula è sempre quella, un reading parlato/recitato su musiche suonate con basso, chitarra, tastiera e campionamenti alle spalle, solo che adesso c'è a mio parere più varietà. E poi catalogarli non mi interessa.

E inoltre, la presentazione era al Valtorto. Un posto che se ascoltavi o suonavi musica a Ravenna alla fine dei 90 e per tutti gli anni "zero", ti ricorderà qualcosa. Si facevano qui tanti concerti, feste, a volte incontri culturali. Si è conosciuta gente, realizzati progetti.
Venerdì sera è stato un bel tuffo nei ricordi, orchestrato alla grande da bella gente che ha delle cose da dire.
 

mercoledì 6 agosto 2014

La variopinta umanità

Non ce la faccio ancora ad arrendermi e a rassegnarmi.
Siamo individui migliori delle bestie che dimostriamo ogni giorno di essere!
E se siamo individui migliori possiamo diventare una umanità migliore! E' vero, sembra impossibile. Per tutte le cose che ogni giorno vediamo e facciamo capitare meriteremmo l'estinzione. Poi però ogni tanto ci sono piccoli gesti dal valore immenso che ci ricordano di quante belle azioni saremmo anche capaci.

"saremmo"

che non vuol dire siamo.
Le guerre. Le disparità, l'odio, le violenze, i soprusi, la facilità con cui si schiacciano i più deboli, le identità e le memorie dei popoli cancellate. Il rispetto che non c'è, la distruzione del nostro mondo, lo spreco, il tantissimo spreco. L'energia sporca, la bomba atomica, la colonizzazione, portare via agli altri ciò che non hanno.

La storia è più comodo cercare di non insegnarla. E' l'ignoranza ad alimentare la paura e quindi l'odio.
Ma non possiamo essere così, siamo migliori. Cominciamo a cambiare

Smantellare gli anni del boom

Cos'è successo durante i saltelli generazionali che ci sono stati dal boom degli anni '60 ad oggi? Quanti sono i stati i passi all'indietro? Ognuno di noi potrebbe confrontare tanti elementi pescandoli dai suoi ricordi, dalle cose che abbiamo visto e imparato in famiglia da bambini.
Le abitudini come le abbiamo conosciute, assimilate, le certezze che non sarebbero cambiate mai, bè, sono cambiate... Non ce ne rendiamo conto, o non vogliamo, perchè nella sicurezza in cui ci hanno cresciuto ci si sta bene. Quelli "prima di noi" adesso guardando indietro, scuotono la testa, vedono il presente, respirano l'aria di crisi, e certamente non era questo che avevano preparato per noi.

Un "di più" che rimarrà un simbolo dei tempi andati è "la casa al mare". Un lusso, ma un lusso che dai '60 fino ai '90 in relativamente tanti si sono potuti permettere, un riscatto della classe operaia, un modo di fare vacanze che era diventato abitudine, perchè dovunque abiti in Romagna fai relativamente presto ad arrivare al mare. Erano anche i tempi in cui quasi tutti si era in ferie per tutto il mese di Agosto o quasi.
Quanto sono cambiate le cose!

Adesso molte di quelle case sono state messe in vendita, perchè tanto non è nemmeno più così facile affittarle o perchè chi le potrebbe ereditare non si può permettere di mantenerle e non ha tempi e modi di sfruttarle. Come diceva quel testo che girava un po' di tempo fa sul web, noi nati negli anni '80 siamo stati gli ultimi a vedere i genitori caricare all'inverosimile il portapacchi dell'auto per andare in vacanza.

Negli anni '60 la gente è stata forte, si sono rimboccati le maniche, ci hanno dato un futuro che doveva essere meglio del loro presente. Adesso ai giorni nostri le cose stanno come stanno e vedremo cosa sarà possibile rimediare. Certo che dobbiamo prendere atto che tutto è cambiato, ma non dimentichiamo le certezze di quella generazione, perchè erano idee e speranze che sono stati capaci di trasformare in realtà

martedì 5 agosto 2014

Gli anni del folk rock in Romagna

Una delle cose che mi ha fatto rendere conto di quanta condivisione la musica porti, è il fatto che tante persone continuassero a dirmi, dopo i concerti dei Radìs, che "canto funebre per un paio di scarpe" fosse la loro canzone preferita... Una canzone che io avevo portato nel repertorio praticamente per caso, e che secondo me era anche un pochino fuori luogo in quanto parla in modo molto personale di cose mie molto personali!
E l'altra cosa che ci aveva gratificato molto era l'aver radunato così tanta gente, tante persone a cui piacevamo e che si sono conosciute tramite i nostri concerti. Elena, forse un po' esagerando e un po' no, mi disse che avevamo creato un movimento! e in un certo senso è vero, avevamo riunito tante persone, di diverse generazioni, prese un po' dal divertimento movimentato del nostro folk rock e un po', spero, credo, coinvolte dal discorso del recupero e dal vivere queste importanti radici.
Scrivo tutto ciò perchè i miei ex-compagni di palco hanno da qualche giorno dato notizia dello scioglimento del gruppo, hanno postato qualche messaggio di saluto a tutti quelli che ci hanno sempre seguito, al movimento appunto (altrimenti detti da qualcuno radicini) e voglio anche io salutare e sopratutto ringraziare tutti quelli che ci hanno sempre seguito.
Tante cose si sarebbero potute fare diversamente, ma la storia non si fa coi "forse", per cui anzichè essere tristi per le scelte che si sono o non si sono fatte (giuste o sbagliate che siano) meglio cercare di essere felici per i momenti belli e coinvolgenti, che sono stati tanti. Oltre a queste soddisfazioni, restano due dischi "Speriamo sia un fiasco" e "Resistere all'inverno" e, almeno per quanto mi riguarda, lezioni importanti per il presente ed il futuro.

Postilla...
LA canzone dei Radìs, per me, penso continuerà ad essere "Sera ad nuvembar". A onor di cronaca, quella ballata la scrissi ai tempi dei Rumori Molesti, gruppo nel quale avevo suonato negli anni prima. Ma i Radìs hanno messo i giusti colori nella canzone. Non so se le parole siano tra le meglio riuscite di quelle che ho scritto, questo non sta a me dirlo, ma quella canzone racchiude secondo me tutto lo spirito dei Radìs in quel momento, il calore e la sincerità delle voci che la cantano, il legame con le nostre radici perchè è scritta in dialetto e per le immagini che evoca, un messaggio di unione, condivisione e fratellanza, la bravura dei musicisti a cui l'ho proposta e che l'hanno suonata, la piva che così come il dialetto rischia di scomparire e che era una delle particolarità del nostro suono. Quando sentiva quella canzone, la gente davanti a noi formava una sorta di abbraccio a catena collettivo contagioso. Era davvero un momento surreale e bellissimo. Grazie allora alla nebbia di Novembre, e agli amici che ci sono stati, a suo tempo, per aiutarci a conviverci.

domenica 3 agosto 2014

Pantaloni bagnati fradici

Comincerà finalmente questa estate? Il caldo torrido umido che detestiamo? Intanto oggi è scoppiato finalmente il primo temporalone. Quelli che "quando eravamo piccoli" (perchè ormai le stagioni sono cambiate) aspettavamo perchè dopo, cominciava l'estate!
Oggi, di ritorno precipitoso dal mare, il temporale l'ho preso. In moto. Pantaloni bagnati fradici!!
Ma sono contento.
Sì, lo so, stava piovendo a ripetizione e intermittenza da giorni, ma erano piogge strane, fuori stagione, quasi autunnali, questo di oggi è stato un temporalone estivo! Finalmente.

lunedì 21 luglio 2014

E i grilli fuori (a Bisanzio)

Stranissima estate caldofredda. Sentire i grilli fuori dalla finestra è prenderne atto. Finalmente ecco l'estate! L'umidità è una cosa seria, solida, pesante, intrisa di zanzare, un elemento gelatinoso dove soltanto il suono si muove veloce, si propaga da una parte all'altra della città, anzi, da una città all'altra.
Abitare in campagna anzichè in città, vicino ai campi anzichè tra il cemento, aiuta il giusto.
Eppure questa enorme coperta di flanella che ci cala addosso appena usciamo di casa, fa parte della nostra identità, della Romagna, delle fatiche che si sono sempre fatte, è una di quelle cose che danno più fastidio al mondo, ma che ha definito il nostro dna.
Non è che io mi aspetti impazientemente 3 mesi di afa. Però l'estate ci deve essere.


mercoledì 21 maggio 2014

osteria

Ieri sera siamo tornati a suonare, volentieri e carichi di buona energia, alla Osteria. Intendo dire quella che è l'osteria per eccellenza, l'Albero dei Pavoni, e ancora una volta mi ritrovo a pensare a quante buone vibrazioni ho portato con me le tante volte che son tornato da lì: è un luogo di confine tra presente e passato, di risate e discorsi profondi, vino e scroccadenti, e soprattutto tanta musica e tanti incontri.
Penso all'osteria e penso soprattutto all'inverno, alle persone che fumano fuori dalla porta, al silenzio ovattato della piazzetta di Montenovo. Penso anche ai Marcabrù, che ascolto magari occasionalmente ma che fanno parte della storia di quell'osteria. Fabio, storico gestore e conversatore dell'osteria, scrive parole ed idee per i Marcabrù, e di tanto in tanto mi regala qualche loro cd. Ogni volta che esce qualcosa di nuovo, lo ricevo e l'ascolto, ed è come una tacca sul bastone da passeggio, scandisce un momento che aggiungo ai miei ricordi da osteria.
La prima volta che li ascolti, con quel didgeridoo ipnotico, il suono ha qualcosa di magico. Se poi lo associ a quel borghetto sperduto sui greppi sopra Cesena, alla tanta musica folk (di cui molta Irish) suonata ed ascoltata all'Albero dei Pavoni, se poi ci metti il vino e buona compagnia, l'atmosfera rurale, intima ma popolare e di grande partecipazione nelle feste di paese, delle località sui nostri appennini, allora il tutto ha un senso, cioè una sensazione, un tracciato che parte dalle tue radici e ti porta a capire meglio dove sei ora. Oppure, se lo vuoi fare al contrario (le strade hanno sempre due sensi), da dove sei ora vai a scoprire meglio le tue radici.
La musica popolare ti fa vibrare corde di collettività e partecipazione, rinnova i suoni di oggi portandoci dentro melodie e parole del passato. Qui all'Osteria abbiamo vissuto tanti suoni; spesso erano le canzoni bellissime dell'Araba Fenice (fu quando li vidi suonare qui che mi decisi a concretizzare l'idea di fondare i Radìs), oppure i Douar Nevez e la loro eco celtica, oppure le musiche popolari di tanti angoli d'italia e anche da più lontano, oppure le tante volte che ho accordato anche io i miei strumenti... insomma c'è qualcosa di NOSTRO qui dentro, lì dentro, di cui ci riappropriamo, che condividiamo, e che prima ancora è stato lasciato lì dalla gente, dai tanti bicchieri che sbattono insieme per un brindisi, dalle parole gridate in dialetto, che così sono più allegre.

sabato 3 maggio 2014

L'isola degli uomini liberi

o di sicuro lo sono stati, nel 1945
eravamo qui, come altre volte il 1° maggio, per ricordarci una volta di più queste cose, e da dove è venuta la libertà, l'italia, la costituzione, il coraggio, e per riempirci la pancia di buonissime saraghine!



martedì 15 aprile 2014

Scatter Their Own: Taste The Time





Eravamo a Pine Ridge la scorsa estate. Un mattino a colazione facendo un po' chiacchiere con una donna Lakota mi son messo come al solito a parlare e chiedere di musica e mi ha consigliato di ascoltare questi due, delle loro parti, Lakota pure loro.

Ha fatto bene, prima di partire ho trovato il loro cd e adesso c'è questo bel video

lunedì 31 marzo 2014

Chi rompe paga, ma spesso è una spesa affrontabile e giustificata.

Io sono un famoso rompipalle. Non perchè sia famoso, ma perchè tra chi mi conosce, è risaputo che io sia un rompipalle. Io quando qualcosa non mi va giù la dico sempre, e te la dico in faccia per giunta. Perchè vorrei che così si facesse con me. Questo mi mette a volte in una posizione scomoda, di quello che fa o a cui viene fatto fare il "lavoro sporco".
Un amico una volta ha detto, in pubblico, che però non lo faccio "gratis": lo faccio per arrivare ad un dunque, quindi, ecco che. Mi disse proprio, "tu sei un rompipalle, però alla fine ci dimostri che così facendo ci hai portato ad un risultato", e mi ha fatto molto piacere.

venerdì 21 marzo 2014

L'Aquavite, una gatta nera e uno spettacolare corto d'animazione!

Il mese scorso è uscito il cd dell'Aquavite: si chiama "Sul vino nuovo" e contiene i brani che stiamo suonando in giro già da un po'. Tra questi c'è "Una gatta nera" che come tanti altri è stato scritto già diversi anni fa. In quel tempo, chiesi all'amico disegnatore Robytz (Roberto Melegari: robytzone@gmail.com) se fosse stato possibile tentare un'esperimento e realizzare un videoclip di animazione per quella canzone. L'impresa era massiccia per un omino solo e per i mezzi che avevamo, e la risposta fu giustamente: "no".
Poi però Robytz cominciò, senza dirmi nulla, a fare qualche tentativo, qualche bozza, a piazzare qualche sequenza, a interpretare la canzone... ed ecco che a sorpresa, qualche tempo fa il videoclip si è materializzato. Quando l'ho guardato, con la nostra canzone che veniva raccontata dalle immagini, non ci credevo quasi.

Robytz è un genio, e questo video va ad aggiungersi alla lista dei suoi capolavori.
E quindi signori e signore, gentile pubblico, ecco a voi "Una gatta nera" !




mercoledì 19 marzo 2014

domenica 2 febbraio 2014

La scoperta dell'acqua calda.

Ci sono convinzioni che rimangono per ANNI. Magari sono cose senza importanza, ma tu ne sei convinto e nessuno riuscirà a farti cambiare idea. Sai quando arriva l'antipatico momento in cui non riesci a darti un morso sulla lingua e lo dici: "te l'avevo detto!"
A un certo punto uno scopre l'acqua calda e lo dice a tutti, con orgoglio. Tu, che l'acqua calda la usavi già da tempo e con soddisfazione, sospetti che in certi casi questo geniale inventore fosse già a conoscenza dell'acqua calda, ma che magari fosse più comodo far finta che non esistesse.

lunedì 27 gennaio 2014

Pavoni sull'albero

Perchè non potevo intitolare semplicemente il post "L'albero dei pavoni". Offro semplicemente un tributo, passando dai miei ricordi, ad un posto che ha davvero tanto da offrire (si beve, si mangia, si ascolta sempre buona musica dal vivo) e dove mi sono divertito sempre tanto. E poi insomma, quante vere osterie sono ormai rimaste in Romagna?
E quindi tutto iniziò nell'ormai quasi lontano 2003 se non mi ricordo male. Di certo ricordo che fu l'amico Luka Ferry a portarmi lì e che pensai che a tornarci da solo mi sarei perso. Andai a vedere poi in seguito qualche concerto e a bere qualche bicchiere di vino, e poi col tempo ci cominciai a portare un po' di gente, di solito i musicisti con cui suonavo, visto il programma musicale sempre interessante! Lì conoscemmo anche quei bravissimi bricconi dell'Araba Fenice, che considerai immediatamente il miglior gruppo folk rock della zona!
E poi tante cose sarebbero nate lì dentro, negli anni a seguire. E a tutto ciò ho ripensato una settimana fa, quando si era lì per il concerto dell'amico Giacomo Scudellari, un bravo cantautore che sta tornando a muoversi ora dopo qualche anno di pausa, ed ecco che una sorta di cerchio si chiude, e magari se ne riapre un altro già domani.
Negli anni scorsi mi sono convinto che in un certo senso il folk è la musica del futuro (un modo filosofico per dire che si può tentare qualcosa di nuovo riscoprendo e magari contaminando le proprie radici), ora aggiungo che tante buone idee e buoni stimoli per il futuro (più o meno immediato) mi arrivano intensamente da un posto invece così "antico" come un'osteria. In particolare quella!



giovedì 21 novembre 2013

Circostanze.

Va bè, inutile che ci giriamo intorno. Le cose sono andate così: Ben Harper mi ha detto, "scegli o me o i Radìs." Non me la sono sentita di dirgli di no.

martedì 29 ottobre 2013

Imprevisto di percorso: inciampando nelle radici

Dal momento che c'è un po' di confusione, rispondo in via "ufficiale" a questioni e domande varie a proposito dei Radìs... dunque, io non suono ormai più con i Radìs. E no, il motivo non riguarda l'Aquavite, cioè non ho lasciato il gruppo per dedicarmi soltanto all'Aquavite. Lasciare i Radìs è stata una scelta molto sofferta... con alcuni di loro suonavo insieme da una decina d'anni in esperienze precedenti (nel mio caso, nei Rumori Molesti) e la musica che facevamo non mi aveva assolutamente stancato. Capita però che ci siano situazioni che non si riescono a risolvere. Ne capitano di ben più gravi... Esiste credo per tutti una soglia oltre la quale si smette di tentare e ci si arrende. Ecco, io sono arrivato a quel punto. Rimango convinto che siamo stati un gruppo unico (loro lo saranno ancora, dal momento che continuano!) per tanti motivi, e anche in questo triste imprevisto abbiamo fatto del nostro meglio: non ci sono stati né litigi seri né insulti né cose spiacevoli. Capita spesso che quando i gruppi si dividono o perdono pezzi finiscano amicizie, si rompano rapporti, etc. Per fortuna nel nostro caso non è così.
I Radìs sono stati un gruppo importantissimo per me, al di là del fatto che nacquero da una mia idea credo siamo stati la dimostrazione che con gusto e divertimento, anche una cosa che può sembrare arcaica e superata come il dialetto può diventare ballabile, e in vesti che magari di solito non ci si aspetta...
E la piva!? che sfida che è stata! Metterla insieme a strumenti con i quali di solito non sta, farla suonare (quasi) intonata... Ma è stato molto più di questo: è stato davvero portare in parole e musica le radici.
Dal 2008 al 2013... Sono stati 5 anni pieni di soddisfazioni, concerti, 2 cd in studio, qualche premio e svariati litri di vino. Senza dilungarmi in dettagli, non è colpa di nessuno e una soluzione che facesse contenti tutti non c'era. Succede quindi che chi si stufa molla il colpo...
Ma come dicevo, loro continuano! e mi aspetto che tornino sul palco a breve.
Abbiamo (avuto) un discreto seguito (e non bisogna mai smettere di ringraziare per questo) e quindi è normale che chi ci ha seguito fin qui ci faccia domande o magari non ne faccia e di conseguenza si creino voci e opinioni anche non esatte. Spero con queste poche righe di avere risposto a dubbi e curiosità e di avere tranquillizzato tutti quelli che hanno cantato e ballato le nostre canzoni finora!
Dall'ultimo concerto (24 Luglio a Forlì) ho fatto un lungo viaggio oltre oceano; ho avuto tempo per metabolizzare il cambiamento. Non rimpiango né rinnego nulla delle scelte fatte e mi porterò sempre dietro le belle cose realizzate insieme.
Al momento mi sto dedicando all'Aquavite (nel senso di questa band http://www.aquavite.it oltre che alla grappa...) e presto vedranno la luce anche un paio di cose che approfittando del tempo libero ho cominciato a preparare.
A presto!
manu

giovedì 5 settembre 2013

Quasi sempre, non si capisce veramente quanto può essere fastidioso un problema, fino a quando non diventa il nostro.

mercoledì 20 marzo 2013

Addirittura MONDIALE???

Ho appreso dalla radio che domani è la giornata MONDIALE della poesia.
Petrarca e Shakespeare saranno anche stati bravi, ma il più bravo di tutti rimane Guerrini. Che poi, se proprio posso scegliere tra tutto il mondo, allora posso scegliere anche uno di S.Alberto...



"ZITTI" di Olindo Guerrini

Mo l'è un bell'intaress, sgnora Marietta,
Cun st' al vigliachi d' tass ch' an cala mai!
Cussa pretendi donca st' al canai?
In è cuntent d' aves cazzè in buleta?

Aven una miseria maledetta
E lò i vo di quatren. Mo cuss' an fai
Tott sti cumendatur d' i mi sunai?
A si zughi a taiè, porca paletta?

Lì la rid; mo me, sgnora, a degh da bon
E s' as truven parecc d' e 'mì pinsir
Cracch! il ha da paghè, massa d' birbon!

Credla c' ui voia tant andè in quartir
Ciapé in t' i scciopp e dei una lezion...
Zitti, ch' e' passa du carabinir!


sabato 23 febbraio 2013

Hernandez & Sampedro sull'isola felice

Poco tempo fa è comparso su YouTube un video dal titolo "Happy Island", concepito e realizzato da qualche parte tra Ravenna e Seattle. Il fatto che esista o no questo posto geograficamente non ha importanza, perchè esiste sicuramente ai concerti di Hernandez & Sampedro, due bravissimi musicisti e cantanti che spesso andiamo ad ascoltare in piccoli locali qua in giro. Due tipi con facce furbe e dita agili che propongono un repertorio acustico reinterpretando canzoni del rock americano, dai Ramones ai Pearl Jam a Springsteen a Neil Young.
Non tutto il rock americano mi piace, anzi per un certo periodo l'ho anche decisamente ignorato, per questo posso dire obiettivamente che Hernandez & Sampedro sono davvero bravi e hanno molto gusto nel scegliere ed interpretare le canzoni. E' un bel momento per loro qua in giro, suonano un sacco, piacciono e divertono.
Accanto alle cover ci sono anche alcune canzoni composte da loro due e qui torniamo al video dal titolo "Happy Island". La canzone mi piace molto e la regia è impeccabile, quindi non mi dilungo oltre!


giovedì 21 febbraio 2013

L'Aquavite! si comincia


Ciao, da oggi esiste www.aquavite.it ovvero il sito tramite il quale ci terremo aggiornati sulle attività di questa band, nata per suonare un po' di canzoni che avevo tenuto da parte per anni.
Vuoi saperne di più? Allora posso dirti due parole, copiandole dal suddetto sito...

L'Aquavite prende forma nella mia cantina mentale già molti anni fa, quando oltre a scrivere canzoni e strimpellare strumenti vari in vari gruppi cominciai a comporre cose "per me", senza l'obiettivo di proporle in pubblico, soprattutto per il fatto che non considero molto bella la mia voce...
Alla fine del 2008 ho pensato di registrare su un disco auto-prodotto alcune di queste canzoni. Il disco si chiama "La prima vendemmia" ed è uscito a nome del collettivo "Folletti della vigna". Ancora non me la sentivo di cantare, ma chi ascoltò il disco mi consigliò di continuare, di proporre dal vivo quelle canzoni e di farlo con la mia voce.
Così ho proposto a qualche amico l'idea di arrangiare quelle (ed altre) canzoni per portarle "in osteria" e in piccoli contesti dal vivo. E' nata così l'Aquavite, la band con cui proponiamo questo repertorio, completato con qualche canzone che non ho scritto io ma che mi piace riproporre.

Il primo concerto è sabato 9 Marzo al Mamma Mia di Imola, ore 19
Per eventi, novità e quant'altro restate sintonizzati sul sito perchè io facebook e twitter non li uso!

giovedì 15 novembre 2012

La puntina capitata a puntino


Confesso che mi sono avvicinato all'ascolto dei dischi in vinile da poco. Al contrario di altri della mia generazione, a casa mia non c'erano 33 e 45 giri probabilmente perchè i miei genitori non hanno avuto troppi soldi da poter spendere in musica ed impianti HI FI. Quindi la mia memoria storica musicale comincia con le audiocassette. Ma il disco in vinile ha sempre un suo fascino, con tutti i difetti che può avere. Già da un paio d'anni pensavo di procurarmi un giradischi ed il pretesto me l'ha dato l'acquisto di un disco che cercavo da tempo ("The hubbub of the ska" dei mitici Search!). Adesso, quando voglio comprare un disco, guardo se posso trovarlo prima in vinile (compatibilmente con il costo, ma comunque con quello che costano i CD di sti tempi...) che tanto poi dal giradischi posso convertirlo comunque in file mp3 da ascoltare ovunque. Il suono del vinile è qualcosa di molto diverso, nella maggior parte dei casi, e soprattutto ovviamente quando il disco comincia ad avere una certa età. Ho trovato un bell'articolo a questo indirizzo che spiega molto bene l'evoluzione dei supporti audio ed i limiti di ciascuno:

http://digilander.libero.it/atavacron/la%20zona%20neutrale/vinile.html

Forse il "revival" del vinile non è necessario, ma non mi sembra nemmeno un male, considerando che tutti scaricano musica. Ho scaricato alcune cose magari per curiosità che se poi mi piacciono acquisto originali ed ora controllo per prima cosa se esiste una versione in vinile.Ultimamente dall' "underground" sta emergendo una nicchia sempre più vasta di artisti che scelgono la stampa di un LP anzichè (o abbinato) al CD. Io stesso mi sto informando sui costi, per la pubblicazione di prossimi lavori che ho in mente.Uno degli aspetti che mi piace, oltre alla trasmissione del suono più "meccanica", è anche la possibilità di avere all'interno della confezione un allegato molto più grande che non quello del cd. Oltre ai testi, cercando nei vecchi dischi, si trovano contenuti molto dettagliati, a volte interviste, a volte biografie.Con files, DVD, Blu Ray e quant'altro la tecnologia si è spinta verso una qualità e definizione che anche solo 10 anni fa non erano realizzabili; ora credo non ci sia niente di male nel poter scegliere tra questo e cose più "LOW-FI". Dipende dall'ascolto che se ne fa. Forse non vale la pena sostenere un "revival" degli LP ma per certe cose li preferisco. Bentornati a frullare e frusciare nelle nostre case

venerdì 9 novembre 2012

Tante idee, poco tempo, ma ci sto arrivando...


Ogni tanto dovrò pur scrivere qualcosa di me sul mio blog...
Sono intensi anni in giro con i Radìs, fortunato gruppo folk/rock che ci dà tante soddisfazioni, (e tra l'altro ci sono novità in arrivo) ma la musica che ascolto è davvero tanta ed i suoni che mi piace rielaborare, gli argomenti di cui mi piace scrivere, non si possono esaurire in una situazione sola e sono proprio in una di quelle fasi dove capisci che è il momento di mettere in pratica le idee accumulate nel cassetto, anche perchè il tempo passa e lo fai quando hai la palla in canna, oppure rischi di lasciare incompiute queste idee (cosa che mi è capitata in passato, e quindi è ora che mi dia una mossa).

Per prima cosa, è da quanto "sono stato" convinto da alcuni amici a portare dal vivo le canzoni che avevo composto per il disco "La prima vendemmia" che sto cercando di farlo. Ci sto lavorando, con conoscenze vecchie e nuove, il repertorio comincia a prender corpo e un paio di concerti son già fissati, ma per scaramanzia non svelo ancora niente. Posso solo dire che si tratterà di una situazione particolarmente acustica e "cantautorale" (se vi interessano le definizioni) che proporrò in piccoli spazi, angoli di strada, bar, pub... La band si chiamerà "L'aquavite" e insomma finalmente dopo un po' di cambi di formazione, la quarta corsia è quasi completata...

E secondo, tra le cose di cui sono in astinenza c'era anche il reggae, la sperimentazione libera, la contaminazione etnica musicale. Quelle cose che mi dondolano in testa d'estate solitamente. Incontri casuali e vecchi ritorni di fiamma mi hanno portato a tornare su ritmi in levare, procurarmi aggeggi elettronici ed effetti per sperimentare suoni senza nessun limite, spingendomi fino all'ondeggiare psichedelico della dub. E' una situazione che probabilmente funzionerebbe meglio all'estero che qua, ma non importa, ho sempre suonato ciò che mi piace senza pormi il problema se avrebbe funzionato o meno... E' molto stimolante avere a disposizione un'infinità di suoni.

venerdì 7 settembre 2012

Bassona atto finale?

Probabilmente mi dilungherò...
Sono rimasto a suo tempo incantatissimo, come tanti, dalla "Bassona", la pineta tra lido di Dante e lido di Classe, riserva naturale, posto (quasi) (si pensa) incontaminato, chiacchieratissimo rifugio di nudisti e naturisti, oasi di pace, tempo fa zona di transito e "lavoro" di spacciatori, scambisti, guardoni... Insomma, la storia della bellissima spiaggia e delle dune alla foce del Bevano è stata intensa, variopinta, a volte pacifica e a volte combattuta, fino a che quest'estate troppi ettari di pineta sono stati distrutti da più incendi (almeno 3), sicuramente dolosi.
Per non parlare di tutti gli altri incendi che da sempre negli anni hanno minacciato le estati in Bassona. Ma negli ultimi due anni in particolare, la zona è stata al centro di accese battaglie... fino a questo epilogo purtroppo molto CALDO.

Sulla Bassona ci sarebbero tantissime cose da dire... provo ad elencarle? Ricapitoliamo:
  • c'erano dei "capannisti" i cui capanni sono stati demoliti in quanto (forse) abusivi;
  • c'erano/ci sono persone alle quali la spiaggia di Lido di Dante era stata concessa per il naturismo, che però non si capisce se sia lecito o no e venivano spesso multati;
  • ci sono ambientalisti, guardie forestali ed associazioni varie che vorrebbero la zona completamente interdetta all'uomo in quanto popolata da specie a rischio (soprattutto un uccello che si chiama Fratino), però la legge non è uguale per tutti;
  • c'è qualcuno che rispetta talmente poco questo luogo al punto di dargli fuoco;
  • ci sono guardoni e depravati in generis che vanno a spiare i nudisti;
  • c'erano i drogati... 
e probabilmente il nostro "bestiario" non è ancora completo. Comunque insomma, ci sono e c'ero anche io. A scattare foto, passeggiare, rilassarmi. L'ultima volta che ci sono andato ho trovato tutto "chiuso": sbarra all'inizio della riva del Bevano e spiaggia recintata. Cioè, avendo fatto a piedi i 3 - 4 km che portano verso la spiaggia, una volta giunto là ho scoperto che era blindata... questo, quindi, PRIMA degli incendi di questa estate.

Interdetto a tutti il transito quindi? eh no! chi infatti ha un "bilancione" da pesca sulla foce ha le chiavi per aprire la sbarra e può arrivare là in macchina, addirittura, e parcheggiarla, dove tutti gli altri non possono più.
L'ingresso sbarrato serviva quindi palesemente a bloccare l'accesso ai "capannisti" e agli altri frequentatori più o meno occasionali, ora che è stata terminata la demolizione dei loro capanni. Perchè la questione che scotta è questa: la demolizione di tutti i capanni, probabilmente per motivazioni ecologiche (che sarebbero già più plausibili e sostenibili, se è vero che l'area dovrà diventare interdetta a TUTTI) ma ufficialmente messa in atto per una questione di "abusivismo" che però nella realtà non c'è...
Infatti i capanni sono stati demoliti nonostante i proprietari facessero di tutto per dimostrare di non essere abusivi. Ho scoperto, mentre la demolizione era già in atto, che alcuni capanni avevano la concessione addirittura da inizio '900. Le famiglie degli attuali capannisti hanno pagato regolarmente, con ricevuta, la concessione al demanio (quindi ente statale e forestale) dagli anni '50 - '60, e stavano tuttora pagando la tassa per i rifiuti ad Hera ed una quota per la manutenzione della strada che portava ai capanni. Quindi, questione ecologica a parte (ci tornerò sopra tra poco), come possono essere abusivi dei capanni la cui presenza è ben nota a più di un ente istituzionale e della quale questi enti intascano pure le tasse con tanto di ricevute? C'è qualcosa che non quadra e direi (ripeto, questione ecologica a parte) che le persone espropriate hanno abbastanza ragione ad arrabbiarsi, soprattutto perchè nei loro confronti è stata fatta questa guerra all'abusivismo e della questione ambientale non si è parlato molto. Anzi, molti ex-capannisti sostengono che è proprio grazie alla loro presenza che tanti princìpi di incendi non hanno negli anni distrutto la pineta, hanno sempre avuto riguardo per il bosco, le dune e la spiaggia ben da prima che la zona divenisse "area protetta". Cioè si può dire che fino agli anni '70 la zona è stata più che altro protetta da loro stessi.
Molti di quei capanni erano lì da due o tre generazioni ed ho scoperto che nel momento in cui furono date le concessioni per costruirli, quando la maggior parte della costa era incontaminata e stavano sorgendo i primi stabilimenti balneari e non si pensava certo che le speculazioni sfrenate avrebbero portato la cementificazione che oggi conosciamo, andare al mare alla Bassona era addirittura una scelta di "serie B"... ovvero: chi non poteva permettersi la vacanza al mare in un "bagno" provava ad ottenere una concessione nella quale costruire poi il proprio "capanno". Come hanno giustamente detto gli ex-capannisti, la vacanza alla Bassona non era per tutti: non c'erano ovviamente servizi, soltanto spiaggia e pineta, per cui si dovevano fare chilometri in bici o a piedi fino in paese anche soltanto per avere l'acqua da bere, per non parlare poi delle famigerate zanzare sbrana-uomini della pineta... chiaramente tutto questo poteva essere ricompensato dal godersi le ferie in un posto veramente magico, ma negli anni in cui si costruirono i capanni c'era come dicevamo un'ampia zona del litorale ancora non "colonizzata"  e quindi, concessioni a parte, la foce del Bevano non era di certo l'unico luogo in cui poter andare per godersi la spiaggia "al naturale". Non erano insomma dei privilegiati i capannisti, come invece si sono poi ritrovati ad essere ultimamente.

Ora, a demolizioni avvenute, la pineta è ancora invasa da macerie e detriti. Chi aveva tanta fretta di far sparire i capanni non si è preoccupato di far sparire anche i cocci... lo scenario è desolante, sembra siano passati a bombardare. Quello che penso è che se davvero quest'area deve tornare ad essere inaccessibile per l'uomo, deve esserlo per tutti e ripulendola prima dalle macerie. Dopo aver sentito tante campane, letto tanti articoli, valutato tanti punti di vista, credo che dietro a questa faccenda ci sia prima di tutto un grande pasticcio "politico" a cura di giunte, amministrazioni ed associazioni locali che volevano porre fine in modo brusco e definitivo ad una polemica che non aveva soluzioni e/o risposte sensate. Io non ce l'ho ovviamente con i proprietari dei "bilancioni" da pesca, ma non ha alcun senso che loro possano continuare a transitare ed accedere a foce Bevano mentre tutte le altre auto non possono invece passare: piuttosto avrebbe avuto più senso far passare soltanto mezzi elettrici e non inquinanti. Io credo che il grande pasticcio e la disparità di questa conclusione siano dovuti al fatto che i "bilancioni" non possono forse essere dichiarati abusivi e non ci sono quindi equivoci, e le tasse pagate dai proprietari possono essere regolarmente incassate dagli enti di competenza.

E infine ci sono gli incendi dolosi di questa estate. Ettari di pineta andati in fumo. C'è chi pensa siano stati i nudisti oppure i capannisti per "ripicca" (ma io non ci crederò mai. una persona che ama la Bassona non potrà mai fare una cosa del genere), e c'è chi invece pensa che verosimilmente ci siano altri interessi speculativi dietro. Se un'area protetta cessa di esistere, tra qualche anno sarà tutto cementificabile come il resto della costa. Gli incendi avrebbero potuto distruggere tutta la vegetazione della foce del Bevano e allora non ci sarebbe stato più niente da proteggere.

Se vogliamo la salvaguardia di zone a rischio come questa, ogni decisione deve essere presa al di fuori di logiche di politica, di elezioni e di egoismi personali. A me sembra che il risultato, ad oggi, sia solo un gran pasticcio.

PS: Completo il tutto con alcuni link che possono aiutare a farsi un'idea della questione, forum e siti dove si possono leggere informazioni e le opinioni più disparate...

http://www.sanmarinosite.com/blog/lidi-ravennati/la-protesta-della-bassona/

http://ravennanotizie.it/main/index.php?id_pag=37&id_blog_post=56586

http://lavoceromagnola.blogspot.it/2010/06/la-bassona-abusiva.html

http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/33094/la-forestale-il-naturismo-forse-lecito-ma-la-bassona-non-e-una-spiaggia-libera.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Lido_di_Dante

http://www.qspiagge.it/emilia-romagna/ravenna/spiaggia-della-bassona-di-ravenna/

http://www.focebevano.it/

giovedì 21 giugno 2012

Questo NON è il mio genere preferito, ma quando il geniale Paso mi ha mandato il link della sua ultima produzione sapevo già che, gusti o non gusti, il lavoro sarebbe stato sicuramente interessante. Ed infatti credo che questo Mercato del vago non possa lasciare indifferenti, credo che sia una di quelle formazioni che o piace o non piace. A me "non dispiace", ovvero trovo questo disco "Tempi" ottimo per quei momenti in cui quando ho voglia di atmosfere un po' surreali... Non farò tanti confronti o assonanze, a qualcuno potrebbero venire in mente i CCCP, spogliati però della contestazione filo-sovietica dei primi dischi. Magari non inventano niente, ma di sicuro in quel di Ravenna rappresentano un'idea molto originale.
E poi sono conoscenze di vecchia data e fa sempre piacere ascoltare qualcosa di nostrano! (anche se strano)

venerdì 8 giugno 2012

Contautenticaminazione

Visto che mi piace argomentare le mie idee e che ultimamente mi ritrovo a parlare spesso di questo argomento (musicale), voglio provare a scrivere questo mio punto di vista, riguardo alla contaminazione e a cosa io sento "autentico". Punto di vista che so difficile da condividere, e infatti se non condividete... non c'è problema, è solo per spiegarmi meglio.
Premetto che due delle cose che mi stimolano di più della musica sono la contaminazione e la sperimentazione, sia come ricerca di suoni nuovi (oppure di nuove modalità con cui esprimere "vecchi" suoni) che come tentativo di creare qualcosa di nuovo. (Gli stessi Radìs sono un esempio, seppure non certo estremo, di contaminazione e di sperimentazione: il rock incontra strumenti antichi come la piva, il presente incontra il passato prossimo con i testi in dialetto)
Detto ciò, l'occasione scatenante di questi (s)ragionamenti nasce con il mio tentativo di qualche mese fa di costituire un insieme musicale basato sulla sperimentazione, partendo dal reggae e dal dub per poi farcirli di ogni altra cosa possibile. La miccia si accese un paio di anni fa, parlando a tavolino con Luka Ferry (amico di vecchia data appassionato specialmente di dub e musica elettronica) e Franck Viderot, cantante e percussionista del Benin con un'apertura mentale notevole. Coinvolgemmo qualche altro amico, facemmo qualche prova, poi purtroppo il progetto si è arenato per cause di forza maggiore, proprio mentre stavamo cominciando a trovare il nostro sound.

Oltre ad essere stato un esperimento per me molto stimolante, mi ha portato a capire meglio perchè più o meno consapevolmente mi stavo  rendendo conto della necessità di avere almeno un elemento africano all'interno di questo progetto. Ognuno ha giustamente i propri concetti  chiave, e personalmente non riesco più a trovare credibile (nel senso di autenticità) un gruppo totalmente italiano che suona una musica  "esotica". Specialmente se lo fa con tutti i crismi, cercando di suonarla nel modo più fedele possibile allo stile d'origine.
Faccio un esempio come tanti: a me piacciono molto i Bluebeaters, ma li trovo più autentici da quando al basso c'è un jamaicano. Poi magari  il suono rimane identico, ma la presenza di un elemento "di madrepatria" mi giustifica un po' il fatto che il gruppo cerchi di suonare le  cose esattamente come se fossimo in jamaica, senza personalizzarle un po'.
La stessa cosa vale per il soul e per il blues, soprattutto poi se si cerca di suonare il blues "delle radici", quello chitarra voce e  percussioni. Insomma, più ci si vuole stilisticamente avvicinare allo stile di un'altra parte del mondo e più trovo necessaria la presenza di  una persona che completi l'idea con un tocco di autenticità.
Questo non vuol dire fossilizzare la musica e pretendere che sia sempre eseguita a senso unico, e infatti una delle cose che mi interessa di  più è come dicevo sperimentare e mescolare. Ma anche in questo caso, mi rendo conto che uno degli aspetti interessanti per me era poter avere  il contributo importante di una persona che ha davvero nel sangue l'aspetto con cui si voleva contaminare la nostra musica.
Sono passato dal rock, dal punk, dal reggae, ho suonato ska, folk, ho ascoltato l'elettrico e l'acustico, il suono tribale come anche quello  elettronico, mi sono lasciato portare alle radici e verso i contesti dove queste musiche sono nate... per questo motivo trovo più autentici  paradossalmente due africani che suonano reggae con un secchio di plastica e una chitarra rotta con due corde soltanto, piuttosto che  un'intera band elettrica norvegese (non so se esista... è per fare un'esempio) con tanto di sezione fiati e accento jamaicano perfetto.
Concludo invitando tutti a lasciarsi trasportare dalle correnti invisibili e impalpabili verso qualunque cosa ci renda curiosi, perchè  assecondando questi stimoli si dà vita a percorsi interessanti e magari innovativi.

martedì 27 marzo 2012

Prove tecniche di distillazione

Un po' per volta le canzoni che avevo scritto per "la prima vendemmia" stanno riprendendo forma, quindi a meno che non capitino altri stravolgimenti direi che ho trovato le persone ideali per presentare, il più presto possibile, questa nuova situazione che si chiamerà "Aquavite" e nella quale mi cimento come cantautore (poco cant e molto autore), alle prese insomma con le cose scritte da me stesso e rimaste finora più o meno nel cassetto.
"Aquavite" e qualcosa che ancora si può trovare preparato artigianalmente, che viene dal lavoro della terra, dall'uva, che ricorda alambicchi ed il trattamento di qualcosa. E inoltre la grappa mi piace, soprattutto se barricata e non troppo forte.
Credo farò a breve una pagina dedicata all'Aquavite, per ora non svelo niente di più.

venerdì 9 marzo 2012

la Gang del combat rock italiano

 
Il 18 Febbraio 2012 un pezzo importante della storia del rock è passato da Imola e si è fermato al MammaMia cafè (complice la recente rassegna di concerti gestita dall'amico Denis) e la cosa indimenticabile è che il padrone di casa ha organizzato una session finale proprio con loro, Sandro e Marino Severini, i Gang, coinvolgendo i fan - musicisti più accaniti del circondario. E insomma, ho fatto da "fonico" ed ho pure suonato con loro!
Forse non ne ho mai parlato in questo blog, ma i Gang sono stati e sono ancora il mio gruppo rock preferito italiano di sempre. Per chi li conosce non c'è bisogno che faccia le presentazioni... chi non li conosce invece fa ancora in tempo a documentarsi e a conoscere un pilastro storico di quello che poi verrà definito folk-rock e combat-rock. Quel tipo di rock suonato con strumenti popolari che, per esempio, sta dietro alle mie composizioni dei Radìs...
La prima volta che ho sentito i Gang è stato ascoltando la compilation "Le belle bandiere" dove c'è una loro canzone "Fermiamoli". Appena iniziata la canzone ho pensato: "sembrano i Clash!" e infatti condivido con loro la passione per una delle mie band preferite di sempre.
Comunque, se vi interessa la storia dei Gang, cercate in rete e troverete un sacco di cose, quello che posso raccontare io di persona è com'è avere a che fare con loro: è come parlare con vecchi amici, gente che ti ascolta e che nonostante abbia fatto la storia del rock in questo paese cammina con i piedi per terra, non se la tira per niente e se può spendere due minuti con te lo fa volentieri.
Al MammaMia abbiamo fatto belle chiacchiere, abbiamo suonato insieme Kowalsky e Bandito senza tempo e abbiamo cantato a memoria tutte le loro canzoni. Era un po' di tempo che non li incontravo e non me ne sono nemmeno accorto, il passare del tempo non invecchia le loro canzoni, né la loro energia.

lunedì 13 febbraio 2012

Neve d'altri tempi?


Ne è venuta giù tanta, stavolta. Così tanta che io non ricordo precedenti... Ricordo la famosa nevicata dell'85, ricordo che ero in casa e guardavo fuori e la neve arrivava al livello delle finestre...
E abbiamo tutti spalato controvoglia, chiaramente, anche se almeno la seconda "ondata" era più leggera. Io non mi posso lamentare troppo, nella campagna di Ravenna ne è venuta "solo" un metro, ma i tanti abitanti delle colline qua intorno che conosco hanno affrontato ben altro!
Pensavo, quando spalavo neve, quando avevo finito di spalare e guardavo fuori dalla finestra, quando ascoltavo le notizie sul maltempo, a quanto ci si lamenta e spesso non si è troppo lontani da chi è messo peggio di noi...
La neve ha portato disagio, guasti, drammi, ritardi, ferie forzate... a me si è rotta la macchina due volte (gomma forata e radiatore da cambiare), ho dovuto prendere tre giorni di ferie perchè non riuscivo ad andare in ufficio, ma pensiamo a quelli che sono rimasti bloccati tanti giorni, isolati, a chi si è rotto il riscaldamento in casa, a chi è rimasto senza energia elettrica... e sembrerà tutto più relativo.
Purtroppo le stagioni si sono scombinate, vedo che l'inverno arriva sempre più tardi e porta più neve ogni anno che passa, era ovvio che le conseguenze dei nostri "interventi" sull'atmosfera avrebbero influenzato anche il clima.
La cosa che invece mi fa incazzare è quando sento dire che comunque i comuni sono in difficoltà, che ci sono pochi soldi e che quindi non è stato possibile spargere più sale o impiegare più spazzaneve. Certo che ci sono pochi soldi, ma allora visto che gli imprevisti ci sono da sempre, perchè non la smettiamo di spendere soldi inutili in periodo di crisi, per esempio attaccare tutte quelle pacchiane ed inutili luci di natale che hanno un costo e consumano? Tanto per fare l'esempio di una spesa recente...

Rallegro il tutto con qualche foto di S. Pietro in Vincoli by snow.

venerdì 18 novembre 2011

venerdì 11 novembre 2011

Un altro Novembre, la stessa canzone

Finalmente il video della canzone Sera ad Nuvembar è terminato e caricato sul YuTubo!



Questa canzone la scrissi nell'ormai lontano 2005, per i Rumori Molesti. Avevo appena iniziato a suonare la cornamusa... Questa canzone è il mio grazie a tutte le persone che mi sono state vicine in un momento difficilissimo.


SERA AD NUVEMBAR

Staséra ta n’e brìsa vòja ad scòrar
E us véd c’u j’è quiquèl c’un va
Staséra che t’ci da par te t’an truv brìsa un mutìv par dé fùra d’in cà

E pù incù sòta e sol l’era fàzil
Un pè dnéz a cl’étar in s'la stré
Mo quand t’arvès l’os t’at trùv in t’e bur, adès che i dè i s’è scurté
E ind’èla la lona, e al gnè brìsa al stèl
E an t’sò brìsa dì indò ca s’ardusaren
Staséra dà fùra da l’òs, che me at tègn da sté.
E dal volt in Nuvembar al ser, agli è
tot grìsi e al pé toti precìsi
Mo dal volt u j’è invézi di amìg ch’it pò sté a sintì quand t’an'e gnìt da dì.

Vèn cun me vérs al lùs in t’la nèbia
Vèn cun me in tl’armòr dl’ustarèja
T truvaré una scarana par te e us putrà rìdar d’un quèl pucasèja

2 bichìr ad vèn négar, e un zòc in t’e fùg
Al gnè brìsa al régul, u n’è brìsa un zùg
Staséra dà fùra da l’òs, che me at vègn a tù.

venerdì 28 ottobre 2011

La musica popolare e come cambia tutto (troppo) in fretta...

Conversando con l'amico Rorò, anni fa mi disse: "il folk è la musica del futuro!"
E ne ero e ne sono convinto. E non soltanto perchè siccome è già stato inventato, scritto e suonato di tutto, per fare qualcosa di "originale" si deve ormai ripescare dal passato...
Credo sia una questione di identità, e intendo identità come uomo, come individuo, ancor prima che come popolo, regione, etnia...
Al di là della musica, credo che stia avvenendo tutto molto, troppo rapidamente, o comunque ad una velocità per cui molti di noi non sono fatti (io tra questi). E' vero che tecnologia, scienza etc. hanno migliorato le nostre condizioni di vita, la ricerca, le cure mediche, l'aspettativa di vita... ma hanno anche velocizzato in modo incontrollabile i ritmi, e il risultato è che questa vita più lunga di prima ce la godiamo meno di come potremmo se i tempi e i modi fossero invece altri...
Facciamo due conti: anni '80 boom economico ed inizio della rivoluzione tecnologica più evidente, quella informatica. Anni '90 (vi sembrano lontani? io ero un ragazzino ma me li ricordo come fossero ieri...) c'erano ancora le cabine telefoniche a gettoni, al massimo a scheda... per i computer si usavano ancora i floppy da 3,5"... Chi poteva prevedere un tale balzo tecnologico??
Certo è una gran cosa poter memorizzare in una piccola chiavetta USB tantissimi dati, ma tutto questo progresso è comunque figlio di sfruttamento industriale, di paesi che si adeguano economicamente ma non socialmente e diventano realtà industriali a ridosso delle capanne del Gange dove ancora vivono i poveri, o vicino alla muraglia cinese dove servirebbe una rivolta popolare per annullare le ristrettezze di vita.
Cosa c'entra tutto questo? C'entra!!! E' guarda caso negli anni '80 che in Italia, chi fino a quel momento non si era interessato di musica "popolare", o antica, o medievale, o "etnica" (adesso definita "world music") comincia le ricerche, le riproposizioni, le rielaborazioni di cose del passato.
Tra i tanti difetti che hanno gli italiani spicca il merito di quella fetta più "rurale" di gente (non necessariamente nel senso di ancora legati al lavoro agricolo) che ha paura di perdere il contatto con la terra, con le proprie radici.
(nota per chi non lo sapesse: la famosa notte della taranta nel Salento nasce da alcuni ragazzi che inizialmente facevano feste reggae sulla spiaggia, i quali hanno poi incontrato i tamburelli e le pizziche dei loro nonni, mescolando passato e presente e pensando al futuro. Bob Marley e Peter Tosh morsicati dalle tarantole. Come dico sempre, la contaminazione è indispensabile per stimolare idee nuove ed originali. Tanti gruppi folk nati sulla scia del revival del Salento probabilmente non esisterebbero senza queste feste...)
Adesso il processo di perdita delle radici si è accelerato, la velocità del mondo è aumentata all'ennesima potenza. E le nostre vite, tendenzialmente, seguono a ruota tutto ciò. I dialetti tendono a sparire più velocemente, però dall'altra parte ci sono tante persone che ricercano, suonano, costruiscono sulla scia della riscoperta "popolare", di qualunque paese o regione essa sia.
Io spero siano tanti. A me sembrano tanti perchè ormai "nel giro" ci si conosce tutti e si incontrano tante facce, ma rispetto a tutti quelli che non sono interessati da queste musiche (e quindi di conseguenza a riconsiderare i propri ritmi) forse sono, anzi siamo pochissimi. E' musica di nicchia, una nicchia estesa, grande abbastanza per accogliere tutti quelli che vogliono ascoltare, ballare, contaminare, partecipare, cantare, ma comunque una nicchia.
Non sto dicendo che bisogna rimanere ancorati al passato, ma forse portare pezzi di quel mondo dentro quello di oggi può aiutare a mitigare il senso di smarrimento, la fretta con cui si vivono le cose, l'amarezza per tutte le cose che non vanno nel paese... nel nostro come in tanti altri.
Conosco la generazione prima della nostra: negli anni '60 c'è stato l'entusiasmo di emergere, una grinta che noi non abbiamo, perchè non sappiamo cosa vuol dire doversi conquistare diritti basilari. Negli anni '70 gli scontri, l'oscurità, poi negli anni '80 si è cercato di dimenticare tutto col boom economico, si sono aperte tante strade ma si è anche innescata la pericolosa accelerazione verso un presunto benessere che si è cominciato a dare per scontato.
E un po' di danni, di conti che non tornano nella società di adesso, vengono da lì: nessuno negli anni '80 poteva minimamente pensare che poi sarebbe sparito il concetto di posto fisso di lavoro, o di lavoro addirittura. Il precariato è figlio della caduta a strapiombo dai '90 ad oggi. Una beffa sociale non indifferente... famiglie che hanno investito tanto nell'istruzione dei figli, mettendo in gioco i sacrifici fatti anni prima per un paese migliore, che adesso vedono le nuove generazioni a spasso con una laurea, che poi spesso non prepara più al mondo del lavoro. Perchè poi adesso non basta più nemmeno quella... adesso ti ci vuole almeno il master altrimenti non sei competitivo. Altro adeguarsi ad una velocità malsana. Ma questo è un altro lungo discorso...
E' umano, se non altro, guardarsi quindi indietro. A un certo punto deve venire da chiederti perchè sembravano star meglio "quando si stava peggio". Certo, non c'erano a tv commerciali a rincoglionire la gente, non c'erano i reality, il calcio magari sì, c'è sempre stato, ma tutto questo apparire, anzi dover apparire... non c'erano modelli da seguire come i ragazzi che partecipano a programmi di dubbio gusto dove tutto fa brodo purchè ci si metta in mostra e si faccia finta di essere amici... Non c'era l'illusione che tutto va bene, pur di non farti pensare a ciò che intanto succede nel paese.
E' umano guardare a come hanno vissuto i venti, venticinque, trent'anni i nostri genitori, o addirittura l'infanzia, le ristrettezze, le conquiste, il futuro!
E' umano recuperare quei tempi, di questi tempi.
E non ascolto o suono solo questa musica, anzi... però: è umano recuperare la musica popolare (nel senso più ampio) e mescolarla a tante altre cose, così viaggerà nel tempo. Nel nostro, ed oltre.

Chiudo con una citazione che mi ha sempre fatto spanciare dal ridere:
"I video giochi non influenzano i bambini. Voglio dire, se pac-man avesse influenzato la nostra generazione, staremmo tutti saltando in sale scure, masticando pillole magiche e ascoltando musica elettronica ripetitiva"
(Kristian Wilson, Nintendo Inc, 1989)

martedì 16 agosto 2011

due pensieri dalla Grecia

Fa MOLTO caldo. Si suda ad ogni passo, ma nonostante questo il caldo non e' cosi opprimente come da noi e si sopporta molto meglio.
La benzina e' CARA... si parla di 1,70 E al litro... pero' tutto il resto ha prezzi onesti. La crisi si vede dal carburante, dunque... Lo scooter regge benissimo. Abbiamo attraversato il paese in larghezza, da Igoumenitsa a Kalmpaka sostando a Ioannina. Abbiamo valicato un passo molto alto (1700 metri!) ma in questa stagione il clima cambiava di poco... E il paesaggio e' davvero vario, passando da pianure a colline brulle con gli ulivi fino alle foreste di abeti in alta montagna. Un gran bel paese, insomma, e i greci sembrano in generale socievoli ospitali e chiacchieroni (sebbene non sempre riusciamo a capirci). Quelli che sanno l'inglese sembrano stupirsi (giustamente) di incontrare due italiani che lo sanno, e sembrano apprezzare anche che io prenda sempre il "caffe' greco", e senza zucchero.
Traversando da Ovest verso Est la terra diventa rossa.
Sulle "meteore", siamo andati a piedi, arrampicandoci sul sentierino che da Kalampaka arriva in alto fino ai monasteri... uno spettacolo unico. Ovviamente gli unici altri italiani che abbiamo incontrato ci sono arrivati in auto, dalla strada. Un po' di fatica vale la camminata, e inoltre sul sentiero abbiamo incontrato anche diverse testuggini.
In Grecia non bisogna avere fretta, quindi per il relax che stavo cercando va bene. Tutto ha dei tempi un po' più dilatati, quindi al ristorante si aspetta con calma, o anche solo al bar per l'attesa di un bicchere d'acqua... C'è comunicazione e voglia di parlare e molti ci chiedono da che parte dell'italia veniamo, e sembrano apprezzare il nostro paese. Spesso i centesimi vengono scontati nel dare un resto (non come da noi). Il viaggio vale poi la pena sia dal punto di vista archeologico per i vari siti e musei, che ovviamente paesaggistico. Il mare non è speciale dappertutto, ma spostandosi lungo la costa di qualche kilometro può già cambiare un po'. Musicalmente mi aspettavo più attività e specialmente un gusto un po' ricercato, mentre invece i pochi ascolti musicali sono piuttosto monotoni.. La cosa più triste è però, come pensavo, Atene, che da uno dei più importanti centri di pensiero dell'antichità è diventato uno dei più evidenti centri di degrado della modernità.. Si mangia molto bene, tutte le cose che ci piacciono della cucina greca o medio-orientale le ritroviamo molto curate e saporite dappertutto, e anche la lingua, il cui alfabeto inizialmente spaventa un po', dopo alcuni tentativi di traduzione non è così ostica e impossibile da imparare, e grazie alle indicazioni scritte in due lingue dopo un po' già si riescono a capire nomi di piatti, città, etc. Certo, non dappertutto guardano bene gli stranieri ma questo avviene anche da noi, anche di più.. Ma chi ti accoglie lo fa con molta ospitalità. Credo di aver reso l'idea che anche la Grecia continentale merita una visita, non solo le isole turistiche...
bene, passo e chiudo!

mercoledì 6 luglio 2011

Generazione X (quelli che hanno avuto la fortuna di crescere come bambini...)

E' già qualche anno che gira su internet... Oggi mi è capitata sott'occhio di nuovo per cui la ri-posto! Quanti ricordi...

Lo scopo di questa missiva è quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi nati a cavallo tra anni 70 ed 80 (anno più, anno meno), quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 50 anni. Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l'aborto e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Italia '90. Per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti. Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi si che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice. Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a giocare a lupo, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori. Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10 anni. Andavamo a scuola quando il 31 ottobre era la vigilia dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stati gli ultimi a fare la Maturità e i pionieri del 3+2. Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione). Abbiamo pianto per Candy-Candy, abbiamo riso con Spank, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Siamo una generazione che ha visto Maradona fare campagne contro la droga. Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro come Co.Co.Co. e quelli per cui non gli costa niente licenziarci. Ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico. Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale; siamo state le pi? giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra generazione l'hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan,Iraq, ecc.); abbiamo gridato NO NATO, fuori le basi dall'Italia, senza sapere molto bene cosa significasse, per poi capirlo di colpo un 11 di settembre. Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo Bill Gates e credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero. Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e del Drive-in. Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e Terence Hill. Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e Nik Kamen, e gli ultimi a usare dei gettoni del telefono. Ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta. Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba erano male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto. Siamo la generazione di Crystal Ball ("con Crystal Ball ci puoi giocare"), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino, dei Puffi, del capitan Harlock, Conan il ragazzo del Futuro,  i Voltrons, Magnum P.I., Holly e Benji, Mim? Ayuara, l'Incredibile Hulk, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, i Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa di Barbie di cartone ma con l'ascensore. La generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine vanno insieme. La generazione che ricorda l'Italia Mondiale '82, e alla quale viene un riso smorzato quando ci vogliono dare a bere che l'Italia di qu est'anno è la favorita. L'ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il portapacchi della macchina all'inverosimile per andare in vacanza 15 giorni. Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista. Non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale. Non c'erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle!! Magiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno era grasso e fine. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre madri sistemavamo lavandoci la testa con l'aceto o con lo shampoo MOM. Non avevamo Playstation, Nintendo 64, videogiochi, 99 canali televisivi, dolby-surround, cellulari, computer e Internet, però ce la spassavamo tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra tirando su di tutto; bevevamo l'acqua direttamente dalle fontane dei parchi, acqua non imbottigliata, che bevono anche i cani! E le ragazze si intortavano inseguendole per toccar loro il sedere e giocando al gioco della bottiglia o a quello della verità , non in una chat dicendo :) :D :P Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo imparato a crescere con tutto ciò. Dedicata a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di crescere come bambini.